Preghiera per San Michele

Tag

, ,

Image

Dobbiamo sradicare dall’anima
tutta la paura e il timore
di ciò che il futuro può portare all’uomo.

Dobbiamo acquisire serenità
in tutti i sentimenti e le sensazioni
rispetto al futuro.

Dobbiamo guardare in avanti con assoluta equanimità verso tutto ciò che può venire,
e dobbiamo pensare che tutto quello che verrà
ci sarà dato da una direzione del mondo
piena di sapienza.

E’ questo che dobbiamo imparare in questa era:
a saper vivere in assoluta fiducia,
senza alcuna sicurezza nell’esistenza;
a saper vivere nella fiducia
nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.

In verità nulla avrà valore altrimenti.
Discipliniamo la nostra volontà
e cerchiamo il risveglio interiore
tutte le mattine e le sere.

O Michele,
io mi raccomando alla tua guida
con tutta la forza del cuore,
così che questo giorno possa diventare
l’immagine della tua volontà di porre ordine nel destino.

(Parole di Rudolf Steiner, da appunti di un diretto discepolo: F.W. Zeylmans van Emichoven)

Michall Ars

Tag

,

Il sei settembre è iniziata una nuova avventura.. Ho iniziato a lavorare come assistente nel Gruppo Giochi della nostra nuova Associazione per la promozione della pedagogia steineriana, Michall Ars.

Nel frattempo, da gennaio, ho iniziato il Corso di Formazione per Insegnanti Waldorf qui. E’ un corso bellissimo, per la prima volta in un posto solo tutto ciò che mi piace: studio dell’Antroposofia, pittura, euritmia, lavori manuali, musica…

Lavorare coi bimbi, con questo “metodo” è meraviglioso, un dono grandissimo. Ed Ettore e Cesare a segnare la via.

Solo un anno esatto fa, il giorno di San Michele, ho bussato alla porta che ora apro anche io..

 

 

Fuoco

Tag

, , , , , , ,

Image

San Giovanni si festeggia il 24 giugno. Sì lo so è passato più di un mese.. ma per certe cose è necessario lasciar raffreddare un po’… prima di servire il post.

Da Scuola Steiner Milano:

“Le notti sono più corte e le giornate lunghe: la natura è al culmine. Eppure da quel momento in poi fino a mezzoinverno , la luce comincia a ritirarsi e le tenebre avanzeranno, finché la promessa della primavera e la pienezza dell’estate non cederanno il passo ai profumi agrodolci dell’autunno e al primo gelo dell’inverno”

Richard Heinberg

Mentre durante il Natale l’essere umano volge tutto se stesso verso la propria interiorità, la propria anima, per riscoprirne ogni volta l’essenza, il proprio destino, ricercando ispirazione e suggerimenti nelle dodici notti sante, così a San Giovanni l’uomo volge tutta la sua attenzione alle meraviglie del creato: colori, gioia, allegria, leggerezza si accompagnano all’anima umana portando un magico equilibrio, una stupenda armonia tra interiorità ed esteriorità umana ed è in questo incontro che l’essere diviene cosmico, che può abbracciare dentro di sé l’intero creato e compiere il proprio cammino di trasformazione.

La festa di San Giovanni era molto sentita in passato e veniva considerata il Natale dell’estate. Si credeva che nella notte avvenissero prodigi e meraviglie. Per questo veniva acceso un falò e si bruciavano erbe odorose per allontanare folgori, tuoni, demoni e tempeste.

“ I fiori così come i fuochi di mezzaestate erano ritenuti in grado di trasferire agli uomini parte dello splendore e del calore del sole che li investiva per un certo periodo di poteri straordinari che consentivano loro di curare le malattie e di smascherare ed evitare tutti i mali che minacciavano la vita dell’uomo “ scrive l’antropologo inglese James Frazer.

In Italia e più precisamente in Sardegna veniva celebrato il rito “Compari e comari di San Giovanni”. Già nel mese di marzo i giovani del villaggio si presentavano alle ragazze che intendevano maritare chiedendo loro se volevano diventare la propria “comare”. Se l’invito veniva accettato le comari prendevano un vaso di sughero e vi seminavano del frumento. Se questi germogliava la notte di San Giovanni la coppia vestita elegantemente, andava in corteo fino alla porta della chiesa e scagliava il vaso contro la porta. Poi tutti si sedevano in circolo sull’erba e mangiavano uova ed erbe passandosi una coppa di vino; danzavano in cerchio accompagnati dai flauti fino all’alba.

La nostra festa di San Giovanni è stata proprio “illuminate” sotto aspetti molto diversi eppure strettamente interconnessi.

Il punto culminante della festa prevede il salto del fuoco: un adulto con un bambino per mano prende la rincorsa e salta un fuocherello (non quello che si vede nella foto, che era insaltabile ;) . Cesare, che era rimasto per mano a me fino a pochi istanti prima, coglie un’incitazione e si lancia correndo da solo. Salta ma ricade appoggiando il braccio sulla brace ardente.

In un istante l’ho preso e portato ad una fonte. Mentre urlava per il dolore e lo spavento io lo tenevo lì, fermo, con il braccio sotto l’acqua, e in me avveniva una specie di sdoppiamento. Ho sentito preciso e terribile il dolore che non avevo mai percepito quando a quattro anni mi sono “data fuoco” spegnendomi un fiammifero sulla gonna di tessuto sintetico. In quell’occasione ricordo perfettamente di essermi staccata da me, riuscivo a vedere tutto il film di ciò che stava succedendo, come se fossi stata a un paio di metri d’altezza. Mi sono vista correre verso la mamma, le persiane verdi del salone dove tutti stavano guardando il Gran Premio, lei che mi abbraccia, per spegnermi. Le prime medicazioni con l’olio e una pomata dal tubetto giallo, stracci di stoffa. Stracci che mi avvolgono mentre in braccio alla mamma corriamo in ospedale, in macchina. Il babbo guida la 131 celeste. Niente dolore. Non si sente nei film. Non ho mai sentito nemmeno quello delle innumerevoli medicazioni, in un mese di ospedale. Mi hanno raccontato le mie urla, che si sentivano a piani di distanza. Ma io non lo ricordo. Ricordo invece l’immagine della stanza. Bianca, con le persiane semichiuse per non far entrare il caldo dell’estate, ricordo la solitudine. Ricordo il nonno Italo (auguri, oggi sarebbero 98!) che mi portava il suo sorriso, le sue braccia magre e abbronzate sotto la camicia che sembra appesa, e una bottiglia di vino fragolino (possibile che ce ne bevessimo insieme una intera??, fatto sta che quando se ne andava ero più leggera, evanescente). Ricordo poi il babbo che mi porta via, con le minacce del primario, verso l’ospedale grande a Roma, dove mi salvano la gamba quasi in cancrena, e mi rinchiudono in una galera. La stanza, chiusa da un cancellino scorrevole, bianco, sverniciato. Sei letti che a me sembravano enormi, come arche su cui eri solo, isolato da tutti; con le sbarre, a cui mi legavano la notte. I letti erano tutto il nostro mondo conosciuto, li riempivamo dei nostri affetti, bambole, un cavallo nero di plastica che adoravo, gli stivali che la mamma, nei suoi pellegrinaggi nelle interminabili ore in cui era tenuta lontana da me, mi aveva comprato. La vedevo un’ora al giorno. Per un mese, o più, non ricordo. Ricordo il tavolino rosso in mezzo alla stanza, piccolo, da bambini, sporco di cerchi di latte lasciati da grandi tazze della colazione. Ricordo infermiere bianche, senza affetto, dai gesti violenti, carceriere.

E poi tanti anni passati in giro per ospedali, dieci operazioni, anestesie, punti, pelle maltrattata e sfigurata, medicine, troppe, date con leggerezza, poca cura per l’anima, per grandi e piccoli.

E’ stato come avere una doppia vita. Da una parte una bambina che cresceva, dall’altra una malata che pellegrinava su un sentiero fatto per malati, dove si parla un altro linguaggio, si vedono altre cose, si incrociano altre vite, si annusano altri odori. Si convive col dolore, la morte, il cinismo, la compassione, una vita da grandi.

Mentre tenevo in braccio Cesare sapevo benissimo cosa dovevo fare. Ascoltavo qualche genitore che spaventato dalle sue grida mi suggeriva di portarlo in ospedale, c’era anche una gentilissima infermiera (olandese?) che ho ringraziato per la sua sollecitudine. Ma i suoi consigli non mi hanno sfiorata. C’era al mio fianco Monica, ha capito benissimo che doveva lasciarmi fare, pur facendo tutto quello che poteva. C’era Enrico, che con le sue conoscenze di naturopatia è stato un Angelo Custode a cui mi sono affidata naturalmente. C’erano tutti quelli che ci dovevano essere. Per “vedere”, ognuno nella misura giusta per lui.

E Cesare mi ha illuminata. Ho sentito una luce venirmi da dentro, è stata una catarsi che mi ha bruciata attraverso il suo dolore che  finalmente ho sentito mio. Era anche mio, me ne sono riappropriata, l’ho vissuto, e in quel momento sono guarita. La cicatrice che nessun medico si era mai nemmeno sognato di suturare, di curare, è scomparsa. E io ho sentito che un cerchio si era finalmente chiuso. E con un bel fiocco (cit. Paola)!

Cesare e la sua ustione:

L’ustione di Cesare era di secondo grado, si sono formate delle bolle quasi subito. Non ho fatto delle foto e non le avrei nemmeno postate, perché un’ustione grave è molto brutta da vedersi. Abbiamo messo il braccio sotto acqua fredda corrente per almeno 15 min. Abbiamo tagliato la camicia bagnata di Cesare con un paio di forbici e lo abbiamo avvolto in una sciarpa grande di cotone (Grazie Giovanna!). Poi abbiamo somministrato alternativamente Cantharis e Arnica Montana in globuli. Abbiamo ricoperto la parte ustionata con Gel d’Aloe al 98% (ESI) e SVENTOLATO con un ventaglio prontamente fornito da Aurora (Grazie!!!!) per più di due ore: la sensazione di fresco del ventaglio era l’unico sollievo al dolore per Cesare. Enrico mi ha anche fatto spalmare Arnica Compositum (Heel). Dopo un paio d’ore in cui Cesare non ha mai smesso di piangere, abbiamo cosparso con uno strato molto alto di Gel d’Aloe e fascito con garze e fascia elastica. Appena saliti in macchina Cesare si è addormentato (erano circa le 10 di sera) e si è risvegliato il mattino dopo verso le 8 in Puglia (già.. per l’appunto dovevamo partire per il mare!!). La fortuna ha voluto che nei successivi 15 gg di mare, il braccio di Cesare è stato sempre “a mollo” in acqua salata, debitamente fasciato, e quindi non si sono mai formate quelle croste che poi diventano cicatrice. La sera e la notte sfasciavamo tutto (ma essendo la benda bagnata non era un’operazione dolorosa) mettevamo Arnica della Heel e Gel d’Aloe e la mattina rimettevamo la benda per andare al mare.

DOPO ESSERSI ADDORMENTATO CESARE NON SI E’ PIU’ LAMENTATO PER IL DOLORE!

Ad un mese di distanza il braccio di Cesare presenta segni praticamente invisibili, delle macchioline un po’ più chiare nella pelle dove c’erano le bolle più profonde, ma un risultato che a me sembra a dir poco miracoloso, rispetto alla “mia cicatrice”!

Panta-mania!

Tag

Questi giorni sono cucito-addicted! Surfando per mamme-blogger ho trovato questa meraviglia! E non c’è che l’imbarazzo della scelta per tagliuzzare e mettere insieme cosine meravigliose per grandi e piccoli.

Per i pantaloni è stato amore a prima vista! Sono così da “omìno” che è proprio quello di cui i miei big boys avevano bisogno. E ogni volta mi stupisco che si possa veramente fare con le proprie mani, e ancor meglio, riciclando ciò che si ha, piuttosto che correre all’impazzata per negozi, spesso non trovando ciò che ci soddisfa e magari anche a caro prezzo!

Ora non mi resta che convincere nonno Renato a “prestarmi” la taglia-e-cuci… ;P

Cavallini col bastone

Tag

, , , ,

E’ bellissimo fare con le proprie mani, ancor di più fare per chi si ama, ancor di più se sono bambini, che accolgono i nostri doni direttamente con la loro anima, non ha importanza se le cuciture non sono perfette.

In questi giorni, coi bimbi dai nonni, la nostalgia è tanta, e allora fare qualcosa pensandoli fortemente mi aiuta a tenermi connessa con loro, come una trama, un tessuto, un discorso continuo.

I giocattoli fatti dai genitori hanno un calore e un significato tutto speciale, che non si può comprare da nessuna parte.

Nelle scuole steineriane i giochi sono pochi e molto semplici, per permettere ai bambini di poter utilizzare al massimo la fantasia, senza mediazioni o scorciatoie. La maestra ci chiede di quando in quando di costruire delle cose: a Natale abbiamo fatto le seggioline di legno, che ora sono in bel cerchio in asilo, ognuna diversa, ognuna porta con sé la storia della famiglia da cui proviene.

Ora è la volta dei cavallini col bastone, per principi, cavalieri e principesse..

Nel frattempo i bimbi preparano le briglie con la maglia a dito.

Grazie dei fior…

Tag

, ,

Il regalo più bello è arrivare a scuola e trovarmi in un cerchio di bimbi che mi cantano le loro canzoni di buon compleanno.

Il regalo più bello è la loro gioia nel festeggiarmi.

Il regalo più bello è la torta che Ettore e Cesare mi hanno fatto con le loro mani. Mele e cannella, neanche a dirlo la mia preferita. E un fiore semplice e bellissimo sopra.

Il regalo più bello è il profumo di festa, le testoline intorno alla tavola bianca come petali di margherita, l’emozione che non riesco a trattenere.

Il regalo biù bello è l’amore di ogni gesto, di ogni sguardo, le parole che oggi sono tutte per me, e me le godo fino in fondo.

(grazie Maestra Monica)

Il regalo più bello è Antonio che mi dice: “Guarda”, e il cielo è attraversato da un arcobaleno.

Il regalo più bello è sapere di essere così amata. Che fortuna. Grazie a tutti…

Porta-notebook furoshiki

Visto che da noi i regali di compleanno arrivano in anticipo e “nudi” ;D, ho dovuto rimediare un vestitino per il mio nuovo MacBook (grazie zii Biud e Marta!!).

L’idea viene da qui e mi è piaciuta subito. I giapponesi sono i geni del minimalismo, utilizzano un fazzoletto 70 x 70 praticamente per tutto, e con qualche upgrade può starci anche un notebook.

 

Ho utilizzato due quadrati di stoffa, imbottiti..

… le chiusure di una vecchia pettorina di Napo…

e nella tasca tutto il resto!

Ora non mi resta che mettermi a lavoro..

Presepe: la grotta e la stella cometa

Tag

, ,

Oggi, sempre con l’ebook de la Pappadolce a portata di mano, è stata la volta della grotta e della stella cometa.. Ci è anche planato un uccellino :)

L’albero di lana cardata

Tag

, , , ,

La seconda settimana dell’Avvento, vede la comparsa nel presepe, dopo il regno delle pietre, di quello delle piante, proprio secondo l’ordine con cui si è formato il mondo.

Io, che sono alle prime armi con la lavorazione della lana cardata, mi sono ritrovata a maneggiare con gioia questo materiale duttile, caldo, impalpabile o resistente a seconda di come si manipola. Lo spunto viene dal bellissimo ebook de Lapappadolce, risorsa inesauribile e meravigliosa. Avvolgere la lana sul fil di ferro dà una sensazione come di crescita. Decorare con tonalità di verde la chioma e fare i nodini per i frutti è come fare un acquerello..

I rami di Santa Barbara

Tag

,

La tradizione contadina vuole che il 4 dicembre (Santa Barbara) si potino alcune cime di alberi da frutto e si lascino immerse per tutta la notte in acqua tiepida.

Al mattino basta tagliare le basi in senso diagonale e metterle in un vaso con qualche cm d’acqua. Si cambia poi completamente l’acqua ogni due giorni e si umidificano un pò i rametti e a Natale si avranno dei bei fiori come in primavera!

Qui trovate le foto di tutto il procedimento!

Io sola a casa e coi bimbi dai nonni ho fatto tutto pensando a quando troveranno il vaso accanto al nostro presepe. I rami sono quelli del ciliegio piantato alla nascita di Ettore e dell’albicocco piantato alla nascita di Cesare.

Rimaniamo in attesa..

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 27 follower